Il metodo AIDA applicato alla SEO. Scrivere sul web significa rispondere a un interesse e a un desiderio (o saperlo generare). La risposta all’intento dell’utente determina il successo, e il posizionamento, del nostro messaggio. Vediamo quali sono le tipologie di intento, e come strutturare il nostro testo, se la conversione passa, dunque, dalla qualità del contenuto.

Quando scriviamo un post sul web, per esempio sul nostro sito o blog, l’errore più comune che si commette in genere è quello di essere autoreferenziali: stiamo scrivendo pensando a noi stessi, non ci stiamo mettendo nei panni del nostro interlocutore.

Se avete già identificato in modo chiaro il destinario/i della vostra comunicazione, procedete pure al paragrafo successivo. Se invece non lo avete ancora fatto, è molto probabile che il messaggio, non avendo un pubblico o delle buyer persona specifiche, risulterà poco efficace: per tutti, il più delle volte, significa per nessuno. Un messaggio per superare il rumore di fondo della comunicazione online odierna, per avere qualche speranza di essere qualcosa di più di un esercizio di bello stile, occorre che sia Atteso, Personale, Significativo. E, per questo, finalmente passiamo al succo di questo articolo che vuole essere un reminder su come analizzare il contenuto da proporre al proprio pubblico di riferimento.

Affinché il contenuto corrisponda all’effettivo bisogno informativo del nostro pubblico, ricordiamoci PRIMA di prendere in mano la penna (come si sarebbe detto un tempo) di fare un semplice e breve esercizio che non ci darà in modo immediato un’evidenza di cosa e come dobbiamo scrivere, ma almeno ci servirà da metodo di lavoro ogni volta che scriviamo qualcosa sul web.

Apriamo il browser e scriviamo nel campo del motore di ricerca la sintesi di quello che vogliamo dire, o se lo abbiamo già elaborato, il titolo del nostro articolo. Troppo lungo, vero? Iniziamo a tagliarlo a metà e magari proviamo a dare anche una bella sforbiciata al nostro “pezzo”.

Ora, siamo certi che il nostro interlocutore userebbe quella frase per ricercare quello che stiamo scrivendo? Ogni “know query” corrisponde a un intento, e il nostro testo è la risposta a quell’intento. Chiediamoci (appunto!) se la nostra risposta è Attesa, Personale e Significativa rispetto ad esso. Il bello, e il difficile, è che quelle tre quattro parole in quel campo di ricerca, da un punto di vista anzitutto semantico, sottendono un ragionamento e un’esigenza con un insieme di concetti/bisogni correlati in sottofondo.

L’intento dell’utente può essere:
1. Informativo (“Verniciare vasca da bagno”)
2. Navigazionale (“Video come verniciare la vasca da bagno”)
3. Transazionale (“Prodotto per verniciare vasca da bagno”)

Provate a collocare i tre intenti nel classico funnel dell’AIDA, e avrete le coordinate su come suscitare rispettivamente l’Attenzione, l’Interesse, il Desiderio o per spingere all’azione ovvero all’Azione (e non solo: in quest’ultimo caso incentivare eventuali azioni di loyalty al brand, o di advocacy, per esempio tramite una recensione o la condivisione sui social).

AIDA applicata al SEO

Da un punto di vista di metodo, partendo dal bisogno informativo più semplice, può tornare sempre utile ed efficace, nella composizione del testo, l’intramontabile consiglio delle 5W che, peraltro, ci vincola alla sinteticità, o appunto la Piramide dell’AIDA che ci ricorda le connotazioni che deve soddisfare il nostro contenuto.Esempio Rich Snippet di Google
Oggi abbiamo strumenti molto più sofisticati per intercettare quello che sta nella testa del nostro pubblico. L’algoritmo di Google è sempre più evoluto: i rich snippet semantici consentono di rispondere in modo immediato, sintetico ed esaustivo, a ricerche chiare e precise.
Provate a digitare il nome di una ricetta: compariranno già nella pagina di ricerca ingredienti, tempi e preparazione. Dobbiamo dunque essere bravi noi, da un punto di vista sia di comunicazione sia tecnico, a soddisfare, nel modo più veloce e preciso, l’aspettativa dell’utente. Sapendo che Google, in genere, premia i più bravi.

Un primo approccio (anche in questo caso metodologico, non esaustivo), e gratuito è quello di analizzare i suggerimenti Suggerimenti di Googleche Google stesso ci fornisce, sia mentre digitiamo la nostra query phrase, sia in fondo ai risultati di ricerca.
In sostanza il motore di ricerca ci suggerisce le varianti semantiche più frequenti.

Potremo allora “accodarci” (è proprio il caso di dirlo!) ai topic più ricercati, ma anche valutare l’opportunità di essere molto specifici e, nello stesso testo, o in un altro post correlato, dedicare uno spazio a un argomento che abbiamo identificato potrebbe corrispondere a un particolare segmento di utenti.

AIDA applicato a web writing e SEO

In questo articolo abbiamo visto, in conclusione come la mitica Conversione che tutti ricerchiamo di realizzare derivi dalla qualità del nostro contenuto, che dovrà essere atteso, personale, e significato rispetto a un Intento di base del pubblico che avremo (prioritariamente) identificato.

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